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Pmi italiane in ritardo su investimenti per digitalizzazione

«La dotazione del Pnrr è una condizione per la ripresa, non una garanzia di successo». Per questo, spiega il ministro per l’Innovazione tecnologica Vittorio Colao, «occorre un cambio di passo ulteriore» intervenendo su due ambiti: quello della Pa da rendere più efficiente e quello che attiene allo sviluppo delle competenze, senza il quale «non c’è vera innovazione». Colao è intervenuto così alla presentazione del Rapporto “La digitalizzazione delle piccole e medie imprese in Italia - Modelli per il finanziamento di progetti digitali”. Lo studio, condotto assieme alla Bei, è stato presentato ieri da Paolo Di Bartolomei, direttore di Cotec, Fondazione che sostiene la ricerca e l’innovazione tecnologica.

Sia durante la presentazione sia durante la tavola rotonda successiva – cui hanno preso parte Luigi Gubitosi, vicepresidente di Confindustria; Guido Bastianini, ad di Banca Mps; Giampio Bracchi, presidente di Intesa Sanpaolo Private Banking; Andrea Prencipe, rettore dell’Università Luiss Guido Carli – la formazione come chiave di volta ha rappresentato una costante.

L’investimento «per una formazione che includa di più le competenze digitali sarà molto importante. Si tratta di elementi che trovano nel Pnrr un volàno, ma che devono restare regime oltre la sua durata», ha detto il ministro dell’Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa.

Certo, nel presente «mancano 7 milioni di italiani da portare a competenze digitali», ha sottolineato il vicepresidente di Confindustria Luigi Gubitosi per il quale centrale, in questo caso a livello di “ecosistema”, sarà anche «capire quale è la autosufficienza che si vuole avere dal punto di vista tecnologico in Italia e Europa. Dobbiamo essere anche sviluppatori di tecnologia e non solo fruitori».

Quel che intanto il Rapporto fotografa è un mondo delle Pmi (4,3 milioni in Italia, di cui il 95% microimprese e che rappresentano il 70% del valore aggiunto) in grande ritardo sulla digitalizzazione. Il 18% delle imprese italiane non ha investimenti programmati per i prossimi tre anni contro il 10% in Europa e l’8% in Germania e Francia. E solo 2 imprenditori su 10 investono regolarmente per formare il personale su Ict.

Una delle raccomandazioni del Rapporto sta infine nel rafforzamento sui finanziamenti tramite ricorso al debito e con capitale di rischio. Insomma, se le banche fanno la loro parte, serve il ricorso a «strumenti finanziari “specifici per la digitalizzazione”». Del resto, si legge ancora nel Rapporto, «la maggior parte delle Pmi sembra non avere fiducia o esperienza per rivolgersi a società di venture capital e investitori in capitale azionario». E il tema delle competenze è sempre lì.

Fonte: Il Sole 24 Ore - Primo Piano del 6 maggio 2021

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