Coronavirus - Aiuti e incentivi alle imprese

Sostegni bis: l’automatismo può compromettere il CFP

L’articolo 1 del Decreto Sostegni bis (in bozza) prevede il riconoscimento di un ulteriore contributo a fondo perduto a favore di tutti i soggetti che hanno presentato istanza e ottenuto il riconoscimento del contributo a fondo perduto previsto dal precedente “Decreto Sostegni” di cui all’articolo 1 del decreto-legge 22 marzo 2021, n. 41.

Per effetto di tale disposizione, in particolare, la seconda edizione del CFP è riconosciuta in via automatica solo a coloro che:

  • hanno la partita IVA attiva alla data di entrata in vigore del nuovo Decreto Sostegni bis;
  • sono rientrati nella previsione del DL 41/2021 ricevendo l’accredito delle somme spettanti;
  • non abbiano restituito il contributo ricevuto o lo stesso non risulti indebitamento percepito.


Rispettate queste tre condizioni l’accredito delle nuove somme stanziate dal Decreto Sostegni bis avverrà in automatico a cura dell’Agenzia delle Entrate.

Sul punto, il successivo comma 2 dell’art. 1 precisa: “Il nuovo contributo a fondo perduto di cui al comma 1 spetta nella misura del cento per cento del contributo già riconosciuto ai sensi dell’articolo 1 del decreto-legge 22 marzo 2021, n. 41, ed è corrisposto dall’Agenzia delle entrate mediante accreditamento diretto sul conto corrente bancario o postale sul quale è stato erogato il precedente contributo, ovvero è riconosciuto sotto forma di credito d’imposta, qualora il richiedente abbia effettuato tale scelta per il precedente contributo.
Il nuovo beneficio spetterà ovviamente anche a coloro che hanno richiesto il riconoscimento delle somme del CFP previste dal precedente Decreto Sostegni sotto forma di credito d’imposta.

I beneficiari, dunque, sono esonerati dalla presentazione di una nuova istanza.

Niente automatismi per chi ha restituito il precedente CFP- Come detto, però, alcuna erogazione automatica avverrà nei confronti di coloro che hanno restituito il precedente CFP o lo abbia indebitamente percepito.
Ci si chiede tuttavia cosa accade laddove l’indebita percezione ovvero la restituzione sia stata solo parziale.

Infatti, se da una parte si potrebbe ipotizzare che l’Agenzia delle Entrate identifichi tempestivamente le ipotesi di restituzione parziale e provveda ad erogare la seconda versione del contributo nella misura debitamente spettante al contribuente, dall’altra appare più verosimile ipotizzare che in tali casi il contributo non verrà accreditato in alcun modo ai beneficiari stante le difficoltà nell’identificare tempestivamente e correttamente le indebite percezioni parziali.

Si ricorda all’uopo che il contribuente può motu proprio regolarizzare l’indebita percezione delle somme restituendo spontaneamente il contributo ed i relativi interessi, applicando alle sanzioni le riduzioni di cui all’articolo 13 del D. lgs n. 472/1997. La restituzione avverrà mediante F24 utilizzando gli appositi codice tributo.

Per cui, è evidente che, affinché la possibilità di fruire dell’accredito automatico del nuovo CFP sia realistica, l’Agenzia dovrà essere in grado di scomputare volta per volta le somme restituite da quelle originariamente accreditate al fine di addivenire ad una stima corretta dell’importo spettante.

Laddove, nella più probabile ipotesi, ciò non possa essere fatto agevolmente e tempestivamente, si presume che per tali contribuenti l’unica strada per l’accredito delle somme spettanti potrebbe essere l’inoltro di un’istanza ex novo o alternativamente la presentazione di un’istanza in autotutela secondo le modalità precisate dalla risoluzione n. 65/2020.

Quest’ultima risoluzione, emanata in occasione del CFP previsto dall’art. 25 del DL 34/2020, prevedeva, in particolare, che il contribuente – anche mediante l’intermediario delegato – poteva presentare istanza volta alla revisione, in autotutela, dell’esito di rigetto o dell’entità del contributo erogato sulla base di quella già inviata all’Agenzia delle entrate. Il modello dell’istanza andava trasmesso via PEC alla Direzione provinciale territorialmente competente in relazione al domicilio fiscale del soggetto richiedente (in qualità di titolare di PIVA) corredato da una nota con la quale il soggetto richiedente il contributo specifica in modo puntuale e chiaro i motivi dell’errore.

In questo caso l’istanza, invece, dovrebbe essere utilizzata per ottenere il nuovo CFP nonostante l’intervenuta restituzione parziale.

Staremo a vedere quale sarà la soluzione operativa prescelta sperando che tali soggetti non risultino eccessivamente penalizzati dall’errore precedentemente commesso.

Fonte: fiscal-focus.it, Articoli Fisco del 17 maggio 2021

Settore
Area Espositiva


Mappa
Contatti
Allegati
Schede
News correlate
Bandi collegati

Risposta

Lascia un commento - Inizia una nuova discussione

Copyright ® Telematica Italia S.r.l. 2021 - Tutti i diritti riservati