Coronavirus - Aiuti e incentivi alle imprese

Proroga con tagli per gli aiuti 4.0

L’esame del Senato lascia immutate le misure per gli investimenti delle imprese in macchinari e innovazione. Alla Camera la legge di bilancio è attesa dalla fiducia e dunque l’impianto si può considerare definitivo. Confermato il netto ridimensionamento degli incentivi fiscali 4.0, seppure prolungati per più anni.

Beni strumentali

Il 2022 sarà l'ultimo anno utile per usufruire del credito d’imposta per i beni strumentali tradizionali (l’ex “superammortamento”), con aliquota al 6%. Il credito d’imposta per i beni tecnologici 4.0 (l’ex “iperammortamento”) viene invece prorogato al 2025 (con slittamento a metà 2026 per le consegne con acconto di almeno il 20% entro il 31 dicembre 2025) nella misura del 20% per la quota di spesa fino a 2,5 milioni, del 10% tra 2,5 e 10 milioni e del 5% oltre 10 milioni e comunque fino a 20 milioni. Si tratta di un dimezzamento rispetto alle aliquote del 2022, che sono rispettivamente del 40, del 20 e del 10%.

Per quanto riguarda i beni immateriali digitali (software incluse soluzioni di cloud computing), fino al 2023, con coda a metà 2024 per le consegne, il credito d’imposta sarà ancora riconosciuto in misura del 20% fino a un tetto di beneficio di 1 milione, ma l’anno successivo si passerà al 15%; nel 2025 e sempre con allungamento al giugno successivo per le consegne si scenderà ancora, al 10%.

Ricerca, innovazione, formazione

Prevista una lunga proroga per il credito d’imposta per ricerca fondamentale, ricerca industriale e sviluppo sperimentale, fino al 2031. Ma l’aliquota cala dal 20 al 10% mentre il limite massimo annuale viene innalzato da 4 a 5 milioni di euro. Prolungamento anche per il bonus su attività di innovazione tecnologica: sempre al 10%, nel limite di 2 milioni, fino al 2023. Poi scatta la diminuzione al 5% nel 2024 e 2025, ultimo anno di agevolazione. Décalage anche per i progetti di transizione ecologica o di innovazione digitale 4.0, dal 15% del 2022 al 10% del 2023 e al 5% del 2024 e 2025. Il beneficio massimo viene però raddoppiato da 2 a 4 milioni. Il credito d’imposta per il design andrà avanti con aliquota del 10% entro 2 milioni di beneficio fino al 2023, poi 5% nel 2024 e 2025. Non c’è invece la proroga del credito d’imposta per attività in formazione su tecnologie 4.0. Questa misura resta attualmente attiva fino al 2022 al 50% per micro e Pmi, al 40% per le medie imprese e al 30% per le grandi.

Il chiarimento in arrivo

Il testo, anche dopo l’iter in Senato, lascia alcuni dubbi sui limiti di investimento. In particolare, per quanto riguarda l’ex iperammortamento, il tetto di 20 milioni sembrerebbe applicarsi all'intero periodo (2023, 2024 e 2025) risultando meno conveniente, mentre la relazione tecnica suddivide l’agevolazione in tre singole annualità. È tuttavia in preparazione un chiarimento ministeriale a favore di quest’ultima interpretazione.

Il calo delle risorse

Non sono passati alcuni emendamenti parlamentari che puntavano a irrobustire almeno in parte il piano. Niente da fare, ancora una volta, per la cedibilità dei crediti di imposta, proposta dal Movimento 5 Stelle, ma anche per la proroga dei termini di consegna per i beni ordinati entro il 31 dicembre 2021, attualmente fissata al 30 giugno 2022, al 31 dicembre 2022, chiesta da Forza Italia.

Il risultato complessivo in manovra, come detto, è un evidente ridimensionamento. L’insieme degli interventi, in termini di effetti finanziari, pesa per 14,2 miliardi in un arco di tempo molto ampio visto che i bonus per i beni digitali sono prorogati al 2025 e il bonus ricerca fino al 2031. Nella manovra 2021, per il pacchetto 4.0 il conto arrivava a 18,8 miliardi per soli due anni di proroga, anche grazie al supporto dei fondi del piano Next generation Eu.

Nuova Sabatini e altre misure

L’incentivo per l’acquisto e il leasing di beni strumentali “Nuova Sabatini” viene rifinanziato per 900 milioni fino al 2027. È però ripristinata l’erogazione in più quote e la possibilità di ricevere tutto in un’unica tranche, che favorisce le aziende in termini di liquidità, viene di nuovo limitata ai finanziamenti fino a 200mila euro.

La manovra rialimenta poi altre misure gestite dal ministero dello Sviluppo: per i contratti di sviluppo 400 milioni nel 2022, 250 milioni nel 2023 e 100 milioni annui dal 2024 al 2036; per il fondo Ipcei sui grandi progetti di innovazione di interesse europeo 250 milioni annui per il 2022 e 2023, per il Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività d’impresa 100 milioni annui fino al 2036, per gli incentivi all’autoimprenditorialità 50 milioni annui fino al 2024.

Fonte: Il Sole 24 Ore, primo Piano del 24 dicembre 2021

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