Coronavirus - Aiuti e incentivi alle imprese

Cassa senza addizionali, partenza dal turismo

Nel pacchetto di aiuti mirato alle imprese più in difficoltà, e maggiormente colpite dalle ultime misure anti-Covid varate dal governo, a partire dal turismo, potrebbe arrivare anche un sostegno per i lavoratori, attraverso una nuova edizione di cassa integrazione “scontata” (non cassa Covid, che è terminata a dicembre).

Per le aziende del terziario, nel solco della riforma dei sussidi targata Andrea Orlando, in vigore da gennaio, è previsto il Fis, il Fondo di integrazione salariale, che la manovra 2022 ha esteso anche alle micro imprese, cioè i datori che occupano almeno un dipendente. La novità allo studio dell’Esecutivo è quella di prevedere per i tre mesi di emergenza un Fis “scontato”, non facendo cioè pagare il contributo di funzionamento (a carico dei datori connesso all’utilizzo delle prestazioni pari al 4% della retribuzione persa).

Finora le aziende di commercio e turismo fino a 50 dipendenti, della ristorazione, dello spettacolo o le micro-imprese, ad esempio, in parte hanno avuto accesso al Fis e in parte alla cassa in deroga pagata dallo Stato (cassa Covid nel periodo emergenziale). Da questo mese, quindi, in virtù della riforma Orlando, potranno accedere al Fis (13 settimane fino a 5 dipendenti e 26 settimane di ammortizzatore oltre questa soglia, nel biennio mobile). C’è, tuttavia, una contribuzione subito a carico delle imprese; ma che, con l’ipotesi allo studio del governo, si tende a “scontare”, non facendo pagare fino alla fine del periodo emergenziale (oggi 31 marzo) il contributo di finanziamento (in caso di utilizzo).

La coperta tuttavia è corta, e i costi stimati per questo intervento sono nell’ordine dei 300-350 milioni di euro.

Per quanto riguarda invece altri settori in affanno, e che non si sono ancora ripresi, come il tessile-moda (che fino a dicembre hanno fruito, assieme al terziario, della cassa Covid gratuita), con la riforma Orlando, rientrerebbero nel campo degli strumenti ordinari e finanziati delle imprese anche mediante il versamento del contributo addizionale del 9, 12 e 15% (a seconda dell’utilizzo dell’ammortizzatore). Per le imprese, pertanto, di tessile-moda si tratterebbe, da gennaio, di accedere a questi strumenti. Tuttavia, anche qui, il governo starebbe ragionando su un intervento di “alleggerimento” dei costi, si tratterebbe di “scontare” i contributi addizionali, sempre in caso di fruizione della cassa integrazione.

Un eventuale allargamento delle maglie della cassa “scontata” ai settori del tessile-moda-abbigliamento farebbe salire un po’ più su l’asticella dei costi: secondo fonti dell’esecutivo si arriverebbe almeno a 4-500 milioni di euro.

La partita ammortizzatori è piuttosto delicata, e anche durante tutta la giornata di ieri è stata al centro di una serie di incontri tecnico-politici. Lo stesso ministro del Lavoro, Andrea Orlando, ha confermato il ragionamento in corso all’interno dell’esecutivo nel solco della riforma dei sussidi in vigore da gennaio. Se si riuscirà a trovare una quadra, l’intervento entrerà nel decreto Sostegni oggi atteso in Cdm (ma non è escluso un provvedimento ad hoc successivo).

Fonte: Il Sole 24Ore, Primo Piano del 20 gennaio 2022

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